PRENDIAMO UN TAXI,PASSIAMO DA CASA TUA,TI LASCIO GIù,POI IO PROSEGUO PER CASA MIA,OK?LE HO DETTO.Davanti al portone di casa sua,lei ha pensato fosse importante dirmi prima di salire:ti ho chiesto di salire ma....questo non vuol dire che...cioè nel senso...non farti idee strane.Quando sono entrato in casa sua un ciuffo di peli bianchi mi è venuto ad annusare.Lei lo chiamava....non mi ricordo,era un nome gerundio,tipo:Orlando,Armando,Ronaldo,Fernando.Fernando.....si,ora ricordo.Aveva chiamato Fernando il suo cane.Ho pensato che magari Giada era una di quelle che amano più il proprio cane delle persone.Quelle che usano frasi tipo:"I veri animali sono gli uomini".Oppure:"Più conosco le persone più amo le bestie".Comunque,io,da uomo di merda che sono,cercavo di essere gentile e affettuoso con il cane,pensando che se fossi piaciuto a lui sarebbe stato molto più facile con lei.Non ero partito con l idea di provarci,ma visto che ero li...Perchè no?Quindi ,falsamente e ipocritamente,ho fatto il super-simpatico con la bestiolina.Coccole,carezze,rumori con la bocca.Lui sembrava contento.A un certo punto il cane si è presentato con un pupazzetto fra i denti e lo ha fatto cadere proprio davanti ai miei piedi.Io lo lanciavo in fondo alla stanza e lui me lo riportava.Che simpatico.Una volta,due volte,tre,dieci....che simpatico.Ma non si stanca mai"sto cazzo di cagnolino?.Mi sono ritrovato pieno di peli sul maglione e sui pantaloni,ma ho detto che non era importante,sono solo peli,che c è di male?.In realtà li odiavo i peli e sinceramente mi ero già stufato di giocare con il cane.Ma lei era in cucina a preparare da bere e riusciva a vederci.Fra l altro,secondo me Fernando,come cane,era anche brutto."è veramente bello il tuo cane....posso venire a giocarci ogni tanto?"le ho gridato.Che bella persone che sono.Quando mi ha detto che non era cosi affettuoso con tutti,ho pensato che forse potevo mettere un due in schedina.Vittoria in trasferta.E vai di pupazzetto:lancio una volta,e due,e tre,e dieci.Io vado pazzo per i cani.Dopo circa mezzoretta io e Giada ci stavamo baciando.Mentre la baciavo facevo scorrere la mano sul bordo della gonna per capire dov era la cerniera.A volte è di lato,a volte dietro.Trovata.Era di lato.L ho aperta,poi ho slacciato il bottone.La gonna le è caduta ai piedi.Con due passi lei ne è uscita.Aveva le autoreggenti.Era tanto che non mi capitava di vederle.Mi sono sbottonato la camicia,le ho sfilato la maglietta e con la mano le ho slacciato il reggiseno.Con una mano.Era di quelli meravigliosi con la chiusura di plastica che basta mettere un dito e,tic,si slacciano subito.Anche se era di quelli facili ci si sente sempre un pò fighi lo stesso quando si slaccia subito.Non eravamo più in cucina.Andavamo verso la camera seminando vestiti per tutta la casa.Adesso eravamo nel corridoio.Lei era nuda,con le autoreggenti.Ha fatto il verso di togliersele,ma io l ho bloccata.Era contro il muro bianco.Con la carnagione chiara,il nero delle calze e della sua intimità risaltavano di più.Mi sono inginocchiato,le ho aperto un pò le gambe e ho cominciato a baciarla.Mi ha appoggiato le mani sulla testa e mi ha afferato i capelli.Poi mi sono alzato,l ho baciata e presa in braccio l ho appoggiata sul letto.Dopo un pò di strofinamenti,mi ha detto che doveva andare in bagno.Mi è capitato spesso che le donne a un certo punto,quando tu sei già pronto per"buttare la pasta",dicano che devono andare in bagno.Chissà se fanno tutte la stessa cosa.Chissà se fanno la pipì o se invece si danno una rinfrescatina,una passata con il rasoio sulle gambe,assorbenti,la schedina.Boh!...Sono rimasto li solo sul letto a guardarmi attorno.Mi è venuta in mente la frase che mi aveva detto lei giù al portone:"Ti ho chiesto di salire ma....questo non vuol dire che....cioè nel senso....non farti idee strane".Fortuna che io non me le ero fatte le idee strane...mi ero fatto quella giusta.C era una cosa cosa però che avevo notato e che mi dava fastidio ma non glielo avevo detto.Non sopportavo mentre facevamo l amore di avere Fernando vicino che ci fissava con la lingua di fuori e ansimava come un ciclista sul passo dello Stelvio.by Fabio Volo "è una vita che ti aspetto"